

Con l’aumento del fabbisogno energetico è stato necessario trovare delle fonti alternative a quelle tradizionali. Quando si parla di pellet, si pensa subito a quello ottenuto dagli scarti della lavorazione del legno, ma in commercio esistono tanti altri tipi di biomasse pellet ugualmente di buona qualità. L’utilizzo delle biomasse ci sta avviando verso il riciclo di ciò che altrimenti risulterebbe essere uno scarto, invece adoperato per produrre energia sia termica che elettrica. Le materie prime da cui è possibile produrre biomasse sono molte, oltre il pellet di legno in commercio esistono altri tipi: mais, sansa, eucalipto, paglia, girasole e arachidi. Continuate a leggere e vi faremo conoscere le caratteristiche di ognuno di queste biomasse pellet.
Sommario

Il pellet consiste in scarti della lavorazione del legno che vengono compressi, ridotti a segatura e disidratati. Si presentano come dei cilindretti di pochi centimetri, ottenuti con dei macchinari che, facendo pressioni sulla segatura, ne trasformano la forma. Oggi sempre più gente sceglie il pellet di legno, sia per fini ecologici che per questioni economiche.
Questo tipo di pellet, infatti, costa meno rispetto ai combustibili fossili e ha un maggiore potere riscaldante rispetto alla semplice legna. Il pellet di legna può essere di diverso colore, scuro o chiaro, questo può dipendere o dal macchinario adoperato per la cubettatura o dal tipo di legno, ad esempio il rovere ha un colore più scuro rispetto al faggio o all’abete. Tuttavia, è importante sapere che la scelta di un colore rispetto ad un altro non è sinonimo di maggiore qualità, infatti la certificazione di un buon pellet di legno non è data dal colore, bensì dalla misura, umidità, potere calorifico e dalla presenza o meno di sostanze chimiche.

Oltre le biomasse derivanti dagli scarti della lavorazione del legno esistono in commercio moltissime altre biomasse pellet, ognuna di queste con le proprie caratteristiche ed i propri vantaggi. Spetta a voi scegliere la tipologia più efficace, economica ed a basso impatto ambientale per riscaldare la vostra casa. Oggi sul mercato ci sono valide alternative al pellet di legno derivanti da scarti dell’agricoltura o agroindustriali, cioè prodotti senza legno o suoi derivati e per questo definiti anche agripellet.
Una delle valide alternative a quello di legno è il pellet di mais, lavorato allo stesso modo degli scarti del legno, riuscendo ad ottenere dai chicchi del mais molto simili tra loro una massa compatta ed uniforme. Per il confezionamento, il pellet di mais deve essere conservato e stoccato in luoghi privi di umidità, così come accade per il pellet di legno.
Il pellet di mais ha il medesimo potere calorifico di quello di legno, il suo prezzo è leggermente inferiore, ma è più soggetto alle oscillazioni di costo a causa dell’andamento del mercato, mentre il legno ha aumenti stagionali, infatti c’è chi lo acquista in anticipo rispetto alla stagione invernale per risparmiare. C’è da precisare che il legno è sempre facilmente reperibile, mentre il reperimento del mais è legato a fattori atmosferici o malattie che possono incidere sul prezzo. Le ceneri prodotte dalla combustione del mais sono maggiori rispetto a quelle del legno, per cui il macchinario avrà più necessità di manutenzione.
Il pellet di sansa, specialmente quello di nocciolino, deriva dalla spremitura delle olive comprese le bucce, i noccioli e la polpa. La sansa di olive contiene il 12% di umidità e si presta ad essere trasformata in pellet, ottenendo un ottimo combustibile in quanto possiede lo stesso potere riscaldante del legno. Essendo un prodotto poco conosciuto, il prezzo del pellet di sansa si mantiene più basso del pellet tradizionale, infatti i mesi tra ottobre e gennaio sono i migliori per procedere all’approvvigionamento.
Il pellet di eucalipto proviene dal Brasile dove se ne producono più di 600 varietà, tuttavia restano ancora dei dubbi riguardo al suo utilizzo, perché pare contenga alti livelli di cloro. Per quanto riguarda la produzione di ceneri, dipende dal tipo di pianta adoperata, infatti se si bruciano esemplari provvisti di corteccia la produzione di ceneri sarà maggiore rispetto alla polpa di eucalipto scortecciata.
Il pellet di paglia viene prodotto dall’essiccazione dei residui della mietitura del grano, del granturco, del riso, dell’orzo e di altri cereali. È una risorsa facilmente reperibile e dalle grandi potenzialità, essendo un biocombustibile ricavato dagli scarti lavorati. Il pellet di paglia offre parecchi vantaggi, sul prezzo, sulla combustione ed anche sull’ecosostenibilità. Quindi costi bassi, alto rendimento e potere calorifico, oltre ad essere quasi privo di emissioni di CO2 durante la combustione.
Il pellet di Girasole è un combustibile organico prodotto dalla trasformazione in pellet dei gusci dei semi di girasole disoleati. Ha potere calorifico molto elevato ed è totalmente ecosostenibile, il tasso di umidità è molto basso ed il prezzo conveniente. La reperibilità, invece, è più difficile, in quanto il pellet di girasole attualmente viene importato dai paesi esteri e questo comporta l’aumento del prezzo.
Il pellet di arachidi è una soluzione sostenibile, che adopera la combustione dei gusci degli arachidi valorizzando l’utilizzo degli scarti agricoli. Questo tipo di combustibile è molto adoperato in Argentina, dove sostituisce del tutto i combustibili fossili.

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