
Succede soprattutto quando si rientra in una casa fredda. Si guarda il termostato, si vede una temperatura più bassa di quella desiderata e quasi senza pensarci si alza il valore di parecchi gradi. Ventiquattro, magari venticinque. L’idea è semplice: se chiedo di più, la casa si scalderà prima. Eppure, nella maggior parte degli impianti regolati da un normale termostato ambiente, non funziona così.
Il termostato non è un acceleratore. È, prima di tutto, un dispositivo che indica la temperatura da raggiungere. ENEA lo descrive come un controllo che misura la temperatura dell’ambiente e attiva o interrompe il funzionamento della caldaia in relazione al valore impostato; nei sistemi più semplici, quindi, passare da 20 a 24 °C non ordina necessariamente al generatore di produrre calore “quattro volte più in fretta”. Significa soprattutto chiedergli di continuare a lavorare più a lungo, fino a una temperatura più alta.
La differenza sembra piccola, ma cambia completamente il modo di usare il riscaldamento. Se una stanza è a 16 °C e il nostro obiettivo è arrivare a 20 °C, impostarne 24 non abbrevia automaticamente il viaggio. Il tempo necessario dipende da altri fattori: potenza realmente disponibile, temperatura dell’acqua nell’impianto, dispersioni dell’edificio, dimensioni degli ambienti, terminali di emissione e inerzia delle strutture. Una casa con pareti fredde dopo molte ore di assenza, per esempio, deve riscaldare molto più dell’aria che leggiamo sul display. Non a caso anche l’Energy Saving Trust riassume la questione in modo molto netto: aumentare il termostato non fa riscaldare la casa più rapidamente; nei giorni più freddi può semplicemente servire più tempo per raggiungere la temperatura scelta. Con una caldaia a biomassa e termostato, poi, c’è un elemento in più da considerare: il generatore non è separato dal resto dell’impianto. Combustione, regolazione, temperatura di mandata e distribuzione del calore devono lavorare insieme. Noi di Girasole Caldaie ne abbiamo già parlato nella guida dedicata a come regolare una caldaia a biomassa per migliorare efficienza e consumi, ma qui il punto è ancora più semplice: il numero che impostiamo sul termostato non determina da solo la velocità con cui una casa riesce a scaldarsi. Prima di alzarlo ancora, quindi, vale la pena chiedersi che cosa sta rallentando davvero il riscaldamento della casa.
Sommario

Caldaia a biomassa e termostato
Due case possono avere entrambe il termostato impostato a 20 °C e arrivarci in tempi completamente diversi. Non è un paradosso. È il modo in cui l’edificio conserva, perde e distribuisce il calore a fare la differenza.
La prima variabile è l’involucro. Pareti, finestre, copertura e pavimenti determinano quanta energia riesce a rimanere all’interno e quanta, invece, viene dispersa verso l’esterno. ENEA considera proprio le dispersioni per trasmissione e ventilazione tra i fattori che definiscono il fabbisogno termico di un edificio: più elevate sono, maggiore sarà l’energia necessaria per mantenere una certa temperatura interna. Una stanza con serramenti efficienti e pareti ben isolate non reagisce allo stesso modo di un ambiente esposto a nord, con murature fredde e infiltrazioni d’aria. Il termostato può mostrare lo stesso numero, ma ciò che accade intorno a quel numero è molto diverso. Poi c’è la massa dell’edificio. Quando una casa è rimasta fredda per molte ore, non bisogna riscaldare soltanto l’aria. Pareti, pavimenti, soffitti e arredi hanno assorbito quella temperatura e devono gradualmente tornare a cedere una sensazione di comfort. Qui entra in gioco l’inerzia termica: una struttura pesante può impiegare più tempo a cambiare temperatura, ma una volta scaldata tende anche a conservarla più a lungo. ENEA sottolinea proprio come la capacità termica dell’edificio influenzi la velocità con cui la temperatura interna reagisce alle variazioni esterne e agli impianti.
Ecco perché capita di entrare in una stanza, leggere 20 °C sul termostato e continuare a percepire freddo. La temperatura dell’aria non è l’unica temperatura che sentiamo. Se le superfici che ci circondano sono ancora fredde, il comfort può arrivare più tardi del valore letto sul display. Anche il modo in cui il calore viene distribuito cambia molto i tempi di risposta. Un radiatore che lavora con acqua relativamente calda cede energia all’ambiente in modo diverso da un pavimento radiante, che utilizza una superficie molto più ampia e tende a lavorare con maggiore continuità. Il primo può dare una sensazione di calore più rapida vicino al terminale; il secondo punta maggiormente all’uniformità. Non sono due versioni dello stesso impianto: hanno tempi, temperature e logiche di regolazione differenti. A questo si aggiunge la temperatura di mandata, cioè la temperatura dell’acqua inviata ai terminali. Anche qui, però, alzarla indiscriminatamente non è una scorciatoia intelligente. Deve essere coerente con il tipo di impianto, con il progetto e con le condizioni dell’edificio. Una casa che fatica continuamente a raggiungere la temperatura desiderata potrebbe avere una regolazione non ottimale, ma potrebbe anche avere radiatori sottodimensionati, portate non corrette, aria nel circuito o dispersioni elevate. In questi casi aumentare il set-point del termostato rischia soltanto di nascondere il problema.
C’è infine un dettaglio spesso trascurato: la distribuzione del calore deve essere equilibrata. Se una stanza raggiunge rapidamente la temperatura mentre un’altra rimane fredda, non è detto che la caldaia abbia un problema. Possono entrare in gioco regolazione delle valvole, bilanciamento del circuito, posizione dei terminali o differenti esposizioni degli ambienti. Una caldaia a biomassa correttamente dimensionata può produrre tutta l’energia necessaria, ma se quella energia non viene distribuita bene la casa continuerà a sembrare “lenta”.
È per questo che, quando un’abitazione impiega troppo tempo a scaldarsi, conviene osservare il quadro completo prima di accusare il termostato o aumentare la temperatura. Il comfort non dipende da quanto chiediamo alla caldaia, ma da quanto bene la casa riesce a ricevere, trattenere e distribuire il calore.
Sembra una conseguenza matematica, quella per la quale se la caldaia è spenta, non consuma; dunque spegnerla ogni volta che usciamo dovrebbe essere il modo più efficace per risparmiare. Il ragionamento è corretto soltanto a metà. Durante quelle ore il consumo del generatore certamente si riduce o si azzera, ma la casa nel frattempo continua a scambiare calore con l’esterno. E quello che troveremo al rientro dipenderà da quanto tempo siamo stati via, dalla temperatura fuori, dall’isolamento e dalla capacità dell’edificio di trattenere il calore.
Per un’assenza di poche ore, lasciare che gli ambienti si raffreddino molto per poi chiedere un recupero importante al rientro non è necessariamente la strategia più razionale, soprattutto negli edifici con molta inerzia. Pareti e pavimenti non si comportano come l’aria e accumulano energia e la restituiscono lentamente. Se vengono lasciati raffreddare, riportare la casa a una condizione confortevole significa riscaldare nuovamente anche quelle superfici. È uno dei motivi per cui “spento” e “risparmio” non sono sempre sinonimi perfetti. In una guida di ENEA dedicata alla gestione del riscaldamento viene suggerita, per periodi limitati di assenza, una riduzione della temperatura impostata anziché il completo spegnimento, proprio per evitare che aria e superfici interne si raffreddino eccessivamente. Non è però una regola da applicare indistintamente a ogni casa e le indicazioni generali sul risparmio energetico cambiano anche in funzione della durata dell’assenza e della tipologia dell’edificio.
C’è poi una particolarità della biomassa. Una caldaia automatica non passa necessariamente dallo stato di pieno funzionamento allo spegnimento come una lampadina. Accensione, raggiungimento delle condizioni di lavoro, modulazione e spegnimento sono fasi diverse, governate dalla centralina e dal tipo di impianto. Moltiplicare senza motivo i cicli di arresto e successiva ripartenza può quindi essere meno sensato che lasciare al sistema il compito di mantenere una temperatura ridotta e stabile. A tal riguardo per un approfondimento si può leggere il blog su regolazione della caldaia a biomassa e consumi, che richiama l’importanza di evitare continui spegnimenti e riaccensioni e di affidare al termostato la gestione della temperatura.
Questo non significa, naturalmente, tenere la casa a 20 o 21 °C quando rimane vuota per giorni. Qui cambia completamente lo scenario. Se l’assenza è lunga, una riduzione più importante o lo spegnimento possono essere appropriati, compatibilmente con il clima, con le indicazioni del costruttore e con eventuali esigenze di protezione antigelo dell’impianto. Una casa utilizzata ogni sera non si gestisce come una seconda abitazione che resta chiusa per tre settimane.
Il cronotermostato serve proprio a superare questa logica del tutto acceso o tutto spento. Può programmare fasce orarie e temperature differenti, facendo coincidere il comfort con i momenti in cui la casa viene realmente vissuta. Non bisogna riscaldare allo stesso modo un soggiorno vuoto alle tre del pomeriggio e lo stesso soggiorno alle nove di sera. E non bisogna nemmeno aspettare di rientrare in un edificio completamente freddo per ricordarsi che esiste il riscaldamento.
La domanda utile, quindi, non è “devo spegnere la caldaia quando esco?”. È un’altra: quanto può scendere la temperatura durante la mia assenza senza rendere inutilmente lungo e dispendioso il recupero successivo? La risposta cambia da casa a casa. Ed è precisamente per questo che programmare bene vale più che continuare a premere ON e OFF.

Caldaia a biomassa e termostato
Il soggiorno prende sole per buona parte del pomeriggio. La camera da letto resta esposta a nord. La cucina si scalda anche mentre si prepara la cena, mentre la stanza degli ospiti può rimanere vuota per giorni. Eppure capita ancora di pensare alla casa come a un unico ambiente al quale assegnare una sola temperatura, identica dappertutto. Non sempre è necessario. Ogni stanza ha infatti un proprio piccolo bilancio termico. Cambiano l’esposizione, la superficie delle finestre, la presenza di pareti esterne, le ore in cui viene utilizzata e perfino il calore prodotto dalle persone e dagli apparecchi presenti. Una stanza esposta a sud in una giornata luminosa può ricevere un contributo gratuito dal sole; un ambiente d’angolo, con due pareti verso l’esterno, può invece perdere calore più velocemente. Chiedere alle due stanze di comportarsi nello stesso modo significa ignorare ciò che sta realmente succedendo dentro la casa.
Proprio qui la regolazione per singolo ambiente diventa interessante e di fatto le valvole termostatiche installate sui radiatori non servono semplicemente ad “aprire” o “chiudere” il termosifone, ma regolano la portata dell’acqua calda in funzione della temperatura raggiunta nella stanza. Nella propria guida alla regolazione degli impianti, ENEA spiega che la temperatura dei singoli ambienti può essere differenziata anche in base all’occupazione e all’esposizione solare. È un particolare importante, perché porta il risparmio energetico fuori dal locale tecnico e dentro la vita quotidiana della casa.
Pensiamo a una camera utilizzata soltanto di notte. Tenerla alla stessa temperatura del soggiorno per l’intera giornata potrebbe non avere molto senso. Lo stesso vale per uno studio occupato solo alcune ore o per una stanza libera. Ridurre la richiesta dove il comfort massimo non serve permette di non inviare continuamente calore dove non viene realmente utilizzato. Questo non significa lasciare alcuni locali gelidi, in quanto differenze eccessive possono rendere meno confortevoli gli ambienti confinanti e, negli edifici più delicati, una gestione troppo aggressiva delle temperature va valutata con attenzione. Significa piuttosto smettere di considerare ogni metro quadrato della casa allo stesso modo.
C’è poi un problema meno evidente: dove si trova il termostato principale? Se è installato in un soggiorno molto soleggiato, potrebbe raggiungere rapidamente la temperatura impostata e interrompere la richiesta di calore mentre una camera più fredda non è ancora arrivata alla propria condizione di comfort. Se invece si trova nell’ambiente più difficile da riscaldare, può accadere il contrario: la caldaia continua a lavorare per soddisfare quella stanza mentre altri locali sono già sufficientemente caldi. Il termostato, insomma, misura molto bene il luogo in cui si trova. Non può conoscere da solo tutta la casa. Per questo sistemi a zone, valvole termostatiche, sensori e regolazioni correttamente progettate permettono di fare qualcosa di più intelligente che alzare o abbassare un unico numero: distribuire il calore dove serve e nel momento in cui serve. Anche ENEA indica i sistemi di controllo della temperatura nei singoli locali tra gli interventi utili per regolare la portata del fluido riscaldante in funzione della temperatura effettivamente raggiunta.
Con una caldaia a biomassa questo ragionamento ha un’ulteriore conseguenza. Se alcune stanze riducono la richiesta, anche l’impianto nel suo complesso cambia comportamento. Portate, zone attive e quantità di calore richiesta non rimangono costanti durante tutta la giornata. Ecco perché regolazione degli ambienti e funzionamento del generatore devono essere pensati insieme, evitando che una gestione molto frammentata delle stanze produca continui cicli inutili della caldaia. Il vero obiettivo, quindi, non è vedere lo stesso numero su ogni termometro, ma entrare nelle stanze e trovarle adatte a ciò che facciamo dentro: più accogliente il soggiorno quando viene vissuto, meno riscaldata una camera vuota, confortevole il bagno nell’ora in cui serve.
Un termostato è uno strumento semplice, e proprio per questo tendiamo ad attribuirgli più potere di quanto abbia davvero. Gli chiediamo di far scaldare prima le stanze, di farci consumare meno, di mantenere ogni ambiente uguale agli altri. In realtà misura, comanda e regola una parte del sistema. Il resto lo fanno l’edificio, l’impianto e il modo in cui viviamo gli spazi. Una casa ben isolata risponde in un modo. Una casa con molte dispersioni in un altro. Un soggiorno esposto al sole non ha lo stesso comportamento di una camera a nord; un pavimento radiante non reagisce come un termosifone; un’assenza di due ore non è paragonabile a una casa lasciata vuota per giorni. Qui cadono molti dei falsi miti sul riscaldamento e che nascono dal tentativo di applicare una regola unica a situazioni che, nella realtà, sono molto diverse.
Per questo la gestione di una caldaia a biomassa e termostato non dovrebbe ridursi a una continua correzione della temperatura impostata. Molto più utile è capire come reagisce l’edificio, quali ambienti richiedono davvero più calore, quali tempi sono fisiologici e quando invece una risposta troppo lenta può suggerire che qualcosa nell’impianto meriti una verifica.
Girasole Caldaie progetta e realizza sistemi a biomassa destinati a contesti differenti, nei quali dimensionamento, regolazione e distribuzione del calore devono essere valutati insieme. Ed è proprio questo il punto: non esiste una temperatura “furba” capace da sola di rendere efficiente una casa, esiste, piuttosto, un impianto che deve conoscere bene l’edificio che riscalda.