Pellet: quanto conta la sua certificazione?

Se avete seguito gli sviluppi del mercato, vi siete sicuramente accorti che oggi esso offre un’ampia gamma di stufe, caldaie, termocamini ed impianti industriali per la produzione di calore ed energia. Si tratta di prodotti che garantiscono elevati livelli di comfort ed efficienza e che utilizzano biocombustibili sempre più ecologici, sicuri ed estremamente diversificati. Il pellet è fra questi. Ma come riconoscere il migliore e quanto conta la sua certificazione?

Come riconoscere un buon pellet?

tronchi, legno, pellet

Se vi state chiedendo cosa valutare per scegliere il miglior pellet in commercio ecco un elenco di fattori che non sempre è facile da cogliere in etichetta:

  •  la provenienza (stabilimenti che utilizzano solo legno vergine di primo taglio);
  •  la materia prima (esente da collanti chimici di ogni genere);
  •  il residuo di ceneri prodotto (sempre inferiore all’1%, nell’ideale dovrebbe aggirarsi intorno allo 0,77%);
  •  i quantitativi di cloro (0,02);
  •  l’assenza di zolfo (quantità rilevata in etichetta inferiore allo 0,01%);
  •  la percentuale di umidità (intorno all’8% o  inferiore);
  •  il potere calorifico (intorno alle 4.700 – 5.000 kcal/kg).
  • le certificazioni.

La certificazione del pellet

Iniziamo col dire che, non esiste una classifica dei pellet migliori presenti sul mercato. A fare la combustione e a dettare le condizioni della diffusione del calore è anche la vostra caldaia.

Indubbiamente però, l’utilizzo di un pellet di qualità, certificato secondo gli standard nazionali ed internazionali vigenti, assicura un riscaldamento domestico e/industriale efficace ed efficiente.

Se è vero infatti, che spesso bisogna prevedere di spendere qualcosina in più per comprare un prodotto certificato, occorre tenere ben presente che solo questo tipo di prodotto può effettivamente garantire standard qualitativi, e quindi rendimenti, elevati e soddisfacenti.

Inoltre, una maggiore spesa in fase d’acquisto comporta (in genere) un risparmio nel lungo periodo. Già, perché  riduce la necessità di effettuare pulizia e interventi sull’impianto di riscaldamento dando possibilità di utilizzare minori quantità di prodotto per ottenere lo stesso livello di calore desiderato.

Prima di scegliere un combustibile legnoso per il proprio impianto di riscaldamento domestico è quindi utile conoscere la normativa, assicurarsi cioè che il prodotto che si vuole acquistare risponda alle caratteristiche qualitative previste dalle norme comunitarie, risponda a determinati parametri e alle esigenze di sostenibilità ambientale.

In questo senso, le certificazioni del pellet sono numerose e differisco a seconda dei requisiti necessari per ottenerle.

Varie tipologie di certificazione

Enplus

Si tratta di una certificazione rilasciata dal Deutsches Pelletinstitute, che si basa sulla normativa tecnica europea EN 14961 (in Italia corrisponde al pacchetto normativo UNI EN 14961).
Tale certificazione attesta che l’intera filiera di produzione dei pellet è controllata e che i prodotti realizzati rispondono a determinati parametri. Per ogni produttore che si avvale del marchio EN Plus  per i propri prodotti, sono previsti ogni anno dei controlli sull’intero processo di fabbricazione.
All’interno di questa categoria di certificazione troviamo tre classi: A1, A2,B.

La prima è la Pellet certificato EN Plus A1. Indica un pellet di qualità con un residuo di ceneri massimo dello 0,7% ottenuto da tronchi e suoi sottoprodotti e residui della lavorazione del legno non trattati chimicamente.

La seconda è la Pellet certificato EN Plus A2. Si tratta di un pellet ottenuto da alberi interi senza radici, sottoprodotti e residui della lavorazione del legno non trattati chimicamente, residui di lavorazione forestale e tronchi.

Con la A2 il residuo di cenere arriva fino all’1,5% mentre con Pellet certificato EN Plus B la combustione non è completa e si ha un residuo di ceneri fino al 3%.  Nella Classe A1 e A2 la materia prima impiegata è solo “segatura” mentre nella Classe B si può ritrovare anche corteccia.

Din Plus Vede

E’ un tipo di certificazione, assai diffuso in Europa che valuta l’intero processo di produzione e certifica che il prodotto finito risponda a determinati parametri riguardanti:

  1. le caratteristiche fisiche (diametro, lunghezza);
  2. il potere calorifico;
  3. la resistenza all’abrasione;
  4. il peso specifico;
  5. la percentuale di ceneri;
  6. l’umidità residua e la percentuale di additivi.

Önorm

E’ un tipo di certificazione austriaca che fa riferimento a un pellet migliore di quello accompagnato dalla certificazione EN Plus A1 tanto per potere sprigionato quanto per quantità di ceneri prodotte.

La norma prescrive che il pellet venga prodotto con materiale di partenza “legno vergine” privo di contaminanti (colle,vernici, preservanti). Nella fabbricazione è tuttavia permesso l’impiego di termoagglutinanti vegetali non chimicamente modificati ( come farine di frumento, segale o amido), che però non possono superare il 2% del prodotto.

Il pellet è solitamente di colore chiaro, viene normalmente insaccato su su buste che riportano il nome del produttore, le caratteristiche principali e la dicitura ÖNorm M7135.

Il produttore del pellets deve stipulare un “contratto disorveglianza” con un accreditatoistituto di analisi che eseguirà una verifica iniziale e, successivamente, una verificasenza preavviso una volta all’anno.

Inoltre il fabbricante deve regolarmente procedere ad autoverifiche settimanali del peso specifico, del contenuto idrico e delresiduo di sfregamento e tenere anche un registro degli agglutinanti impiegati.

Indubbiamente la certificazione del pellet ha reso i consumatori più consapevoli. Tutti noi oggi abbiamo infatti a disposizione chiari riferimenti rispetto ad alcuni parametri qualitativi importanti (umidità, ceneri residue, formato del pellet, etc). Questo successo ha portato, successivamente, alla certificazione della legna da ardere e, da qualche tempo, anche del cippato… ma di questo vi parleremo un’altra volta 😉